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Cenni storici

Il Comune di Verbania nasce ufficialmente con Regio Decreto n.702 il giorno 4 aprile 1939, attuando la completa fusione tra il Comune di Pallanza ed il Comune di Intra, unitamente agli abitati già precedentemente da questi amministrati, contando 22.863 abitanti (ad oggi la popolazione residente è pari a 30.800).
Il territorio comunale di Verbania è costituito dalla presenza di diversi abitati, ognuno con propria identità, storia e amministrazione civica, ricondotti sotto l’egemonia amministrativa dei due comuni maggiori; in particolare gli abitati di Cavandone, Fondotoce, Suna sotto Pallanza; Antoliva, Biganzolo, Trobaso, Unchio e Zoverallo sotto Intra.
Questa premessa porta alla ragione morfologica della struttura del tessuto edificato di Verbania che vede, appunto, diversi centri storici con proprie identità e proprie forme evolutive.
Sotto la spinta del fenomeno dell’espansione edilizia verificatosi negli anni ‘50-‘60, il territorio ha subìto una continua trasformazione, che ha portato all'attuale forma urbana, senzasoluzione di continuità dell’edificato, evidenziando l'assenza di un vero disegno strategico generale, sufficientemente forte e significativo, capace di creare caratteri di identità, nella trasformazione.

Questo territorio possiede in realtà una storia millenaria quindi, per evidenti ragioni, di seguito vengono riportati solo dei brevi cenni storici legati all’area di concorso. Per necessità di approfondimento è possibile rivolgersi alla Biblioteca civica (mail: verbania@bibliotechevco.it)

Il borgo di Intra
Le antiche carte parlano di un paese denominato Intrum, toponimo poi volgarizzato in Intro ed infine in Intra. Quel nucleo originario era posto nell’entroterra, forse dove poi sorse la chiesa di San Vittore, oppure ancor più a nord. Reperti archeologici di epoca romana ritrovati in quella zona tuttora chiamata cima d’Intra (piazza Cavour, via Colombo, via Annibale Rosa, via Madonna di Re) avvalorano l’ipotesi dell’esistenza di un antico agglomerato urbano all’imbocco della Vallintrasca.
Nella seconda metà dell’Ottocento, in un fondo presso il Monastero (attuale Famiglia Studenti), eseguendosi gli scavi per le fondamenta di un muro di cinta si rinvennero in gran copia fittili di buona fattura, braccialetti di vetro e di bronzo, monete ed unguentari. Più su, in località Moletta, furono scoperte urne di terracotta, contenenti oggetti di bronzo. Si ha anche notizia di una preziosa lucernetta funebre e di altre monete di bronzo trovate in un fondo dietro l’ex collegio San Luigi(1). Più recente invece il rinvenimento nella chiesa di San Giuseppe, antica Santa Maria in Agro, di un’ara votiva dedicata alla divinità romana Silvano.

La prima notizia documentata dell’esistenza in Intra di una chiesa dedicata a San Vittore, risale al 1031: è un atto di donazione di due fratelli di Trobaso a favore della chiesa di San Vittore qui est fundata in loco et fundo Intri. «Locus» e «fundum» sono due termini che indicano un piccolo centro abitato, certamente inferiore per grandezza ed importanza al borgo. La chiesa era pievana e sorgeva in summo loco, cioè nello stesso luogo dell’attuale tempio che è stato costruito nel Settecento abbattendo l’antica chiesa romanica.

Dieci pergamene conservate presso l’archivio capitolare e databili tra il 1225 e il 1257, portano come luogo di redazione in ripa d'Intra, in ripa loci intri, in ripa de entro e ciò sta ad indicare l’esistenza di un altro nucleo urbano che si era sviluppato o si stava sviluppando proprio in quel periodo nelle vicinanze del lago. Nella piazza a lago era ubicato, almeno a partire dal XIV secolo, l’antico palazzo della Comunità.

Nel 1270 il Comune di Novara, dopo aver distrutto il borgo di Pallanza, per assicurarsi incontrastata signoria su questa parte del Verbano e sulla Vallintrasca, volle che si edificasse a Intra una cittadella fortificata sotto la denominazione di Sant’Ambrogio. Oggi comunemente ed erroneamente chiamato castello (2), era invece un quadrilatero irregolare con almeno quattro porte: due si aprivano sul lato di ponente verso la fiumetta (una deviazione del torrente San Bernardino), una sul lato verso mezzogiorno (da cui si accedeva al lago) ed infine un’altra sul lato di levante. Con ogni probabilità, sul lato verso mezzanotte, esisteva un’ulteriore porta che metteva in comunicazione il nuovo borgo con l’antico vicus aggregatosi intorno alla chiesa di San Vittore. Il nuovo borgo fortificato fu popolato facendo affluire gente dalla Valle Intrasca: intere famiglie con donne e bambini. Da questa data Intra assunse la qualifica di borgo.

Tre dunque i nuclei urbani storici di Intra: il più antico aggregatosi intorno alla chiesa di San Vittore, un secondo sviluppatosi sulla riva del lago intorno al pretorio ed il terzo sorto all’interno del cosiddetto castello di Sant’Ambrogio. La saldatura tra questi tre agglomerati urbani ha formato nei secoli il centro storico dell’attuale città di Intra. (immagine)


La Sassonia

Anticamente il corso del San Bernardino era diverso da quello attuale. All’altezza dell’abitato di Intra il torrente formava una doppia ansa, prima di dirigersi verso il lago in cui si gettava diviso in più di una diramazione. Il San Bernardino scorreva così a ridosso dell’antico borgo, che i muri del cosiddetto “castello” erano bagnati dall’acqua della fiumetta, un ramo sotterraneo del torrente, che riemergeva all’altezza dell’attuale via Perassi per poi continuare scoperto il suo corso fino alla foce.

Per difendere il borgo dalle frequenti e rovinose inondazioni del tumultuoso San Bernardino, nel 1777 si decise di rendere il suo corso più lineare, inalveandolo un centinaio di metri più a sud, verso il territorio di Pallanza, all’interno di nuovi e più solidi argini. Questo spostamento dell’alveo andò a creare, verso l’abitato di Intra, un’ampia area, bassa e ghiaiosa (poi denominata Sassonia), segnata al suo interno dall’antico letto della fiumetta, non più alimentata dalle acque del San Bernardino, ma trasformata in maleodorante cloaca a cielo aperto. Solamente nel 1822 il Comune, su proposta del sindaco Luigi Benioli, deliberò la spesa di 414 lire per la costruzione di «un solo e ristretto canale [di scolo], che portasse le acque di scarico dei fontanili del borgo fino al lago(3). A seguito di questa decisione la fiumetta fu completamente interrata, creando così un unico terreno pianeggiante che si estendeva dalla fronte occidentale dell’abitato di Intra fino al torrente San Bernardino e dalla motta su cui sorge la chiesa di San Giuseppe fino al «tronco di strada provinciale d’accesso al nuovo ponte»(4).

Qualche anno dopo, nel 1835, per far fronte alle spese per la costruzione del nuovo porto, la giunta guidata dal sindaco Paolo Cantova deliberò l’alienazione di questa ampia area disabitata, di proprietà della Comunità e denominata nelle carte alla fiumetta ed ai boschetti(5). Tra il 1837 e il 1838 il Comune realizzò la vendita dei lotti, obbligando gli «acquisitori di erigervi, su parte di essa, dei fabbricati entro lo spazio d’anni quattro dal loro rispettivo acquisto». La divisione in lotti e la valutazione del valore di ciascun lotto fu fatta dall’ingegnere Tomaso Aluvisetti(6). Sappiamo con certezza che già nel 1850 «in quella regione denominata Sassonia [vi erano] nuove case ed una popolazione sempre crescente», tanto da convincere gli amministratori comunali della necessità di far tracciare una nuova strada che unisse questo rione in espansione con la collegiata di San Vittore. La contrada, progettata nel 1850 dal geometra Giovanni Gabardini, fu realizzata tra il giugno 1865 e il settembre del successivo anno e prese il nome via dell’Asilo d’Infanzia (oggi corso Garibaldi(7)). Grazie a quest’opera viaria si andò a saldare l’antico borgo medioevale con la Intra nuova(8): il rione Sassonia.

NOTE
1 C. Müller, Scoperte archeologiche nel distretto intrese, Tipo-litografia Almasio, Intra 1913.
2 Un vero castello doveva tuttavia già essere esistito a Intra dal momento che in alcuni rogiti notarili, il più datato è del 1129, si accenna ad un “castello rotto” (castrum ruptum), già allora diroccato.
3 Leggiamo nell’Ordinato del 15 gennaio 1822 che «[...] le febbri che già da qualche tempo vanno purtroppo affliggendo questi abitanti, massime nell’estiva stagione, possano esser l’effetto dell’aria insalubre, che produce quel pantano che si riscontra nel letto della così detta fiumetta, attesocché le acque dei fontanili discendono irregolarmente e spandendosi dall’un canto all’altro, ne perdono il corso e si fermano stagnanti». ASVb, Comune d’Intra, b. 79.
4 ASVb, Comune d’Intra, b. 137.
5 ASVb, Comune di Intra, b. 137. Delibera del 29 maggio 1835.
6 Aluvisetti o Aluisetti Giulio (San Maurizio della Costa, 29 ottobre 1794 - Milano, 20 giugno 1851). Nato da umili genitori, dal 1815 al 1819 fu allievo dell'Accademia di Brera. Ebbe fama di valente architetto. Tra le sue molte opere "milanesi" ricordiamo: il restauro della chiesa di San Simpliciano(1838), l'Ospedale Fatebenesorelle (1840), il Cimitero monumentale (1846) e le chiese di Robecchetto, Corsico e Rho. A Intra progettò oltre al teatro, l'ospedale San Rocco ed il nuovo campanile della Collegiata. Questi ultimi due rogetti furono portati a termine non in piena conformità con il suo disegno.
7 ASVB, Comune di Intra, b. 285.
8 Il rione Sassonia è così chiamato in un articolo pubblicato sul giornale locale «La Voce», del 7 febbraio 1882.

Il Tetaro Sociale
Il 6 ottobre 1843 i rappresentanti delle migliori famiglie di Intra, si radunarono presso Palazzo Peretti (in fregio all’attuale Via DeBonis) per costituire una: “Società di azionari per l’esercizio in questa città d’un teatro sulla piazza detta della Fiumetta (attuale Piazza Matteotti) in quel sito che sarà per concedersi della Comunità”.
Con la suddivisione in lotti dell’area della Fiumetta, l’ing. Tomaso Aluvisetti aveva previsto un apposito spazio per uso di costruzione di un edifico di pubblica utilità. Così fu avanzata la richiesta per la concessione gratuita di un terreno, accolta in quanto il Teatro avrebbe portato vantaggio: “…alla educazione, alla civilizzazione e moralità massime della classe meno agiata…”. La società avrebbe ottenuto la proprietà dell’area a condizione che fosse mantenuto l’uso continuo della stessa a Teatro per i dieci anni successivi alla sua realizzazione.
L’incarico per il progetto fu affidato all’architetto Giulio V.Aluvisetti, la sala prevedeva 36 palchi divisi in due ordini e la prima pietra fu posata il 3 febbraio 1846; il Teatro venne inaugurato nel maggio del 1848.
L’area risultava però in balia sia delle piene del torrente S.Bernardino che del Lago, ed in occasione proprio di una piena del S.Bernardino nell’autunno del 1872, le acque misero a nudo le fondazioni e allagarono la sala fino all’altezza del primo ordine di palchi.
Nel 1960 la società del Teatro chiese al Consiglio Comunale di trasformare l’immobile in una nuova sala, destinata anche a cinematografo, con annessi negozi. Il Teatro venne così abbattuto per lasciare posto all’attuale edificio e la sala nel tempo venne sostanzialmente usata come cinema. Attualmente non più in uso a causa delle trasformazioni avvenute nel settore delle sale cinematografiche.

L’evoluzione urbanistica

L’attenzione verso la programmazione e la progettazione dell’area posta tra l’abitato di Pallanza e quello di Intra, ovvero tra gli attuali quartieri di S.Anna e della Sassonia, è tema centrale di diversi Piani regolatori e proposte progettuali, al fine di dare significato “urbano” alla nascita amministrativa del Comune di Verbania.
Sin dal 1939, con il concorso nazionale per il P.R.G. vinto degli architetti Calza, Guidi e Stermini che prevedeva per l’area di S.Anna la creazione di un centro civico, con la realizzazione della nuova sede municipale, del tribunale, della caserma dei Carabinieri e visto il periodo storico, della Casa del Fascio; che nei successivi progetti dell’arch. Calza-Bini (1942) e dell’ing.Rusconi Clerici (1953), viene costantemente riproposta la necessità, in particolare, di un collegamento funzionale tra l’area di S.Anna ed il quartiere Sassonia, con la realizzazione di un ponte, la cui costruzione è iniziata solo nel 2002 ed inaugurato nel maggio del 2004.
Anche l’evoluzione dell’area di S.Anna è legata alla storia del torrente S.Bernardino, ma con modalità differenti rispetto al quartiere Sassonia.
Il torrente S.Bernardino da sempre è stato utilizzato sia come fonte di sostentamento che come risorsa produttiva dagli abitanti di questo territorio, per la significativa disponibilità di acqua. Così a partire dal XIX secolo con la rivoluzione industriale, oltre alle attività manifatturiere si sono localizzate anche le principali attività industriali. In particolare con gli anni ’30 si registra la nascita e l’evoluzione della maggiore unità produttiva locale: lo stabilimento chimico della società Rhodiaseta, poi Rhodiatoce, poi Montefibre, che negli anni ‘60/’70 arrivò ad occupare oltre 4.000 addetti.
All’espansione industriale necessariamente corrispose la progressiva ed impellente necessità di realizzare alloggi, in particolare per i nuovi nuclei famigliari immigrati.
Nasce così il quartiere di edilizia economica e popolare sull’area di S.Anna. Il progetto originario venne predisposto a partire dal 1962 dagli architetti Piero Bottoni, Mario Morini e Lodovico Meneghetti nel più ampio contesto del progetto per il nuovo Piano Regolatore Generale.
Purtroppo nel tempo l’impianto progettuale viene modificato, andando ad indebolire fortemente la struttura dello spazio pubblico e le relazioni ed i rapporti con quello privato. Solo negli ultimi anni l’ Amministrazione comunale ha promosso interventi per cercare di riqualificare il quartiere: Piazza Città Gemellate, percorsi ciclo-pedonali ed in particolare la realizzazione del nuovo ponte.

Il terzo ponte (così detto per la presenza di un primo ponte posto a monte dell’abitato e di un secondo posto sulla litoranea a lago) ad opera dello studio di ingegneria DeMiranda, ha così colmato una lacuna evidente nella struttura urbana, spostando l’onere del completamento del disegno urbano proprio sulla piazza F.lli Bandiera.

Gli obiettivi di questo Bando derivano, quindi, da questo percorso storico.

L’area di Piazza Fratelli Bandiera sulla quale sarà realizzato il Teatro e le funzioni che questa struttura ospiteranno, si collocano entro un sistema di relazioni ricco ed articolato.
La recente realizzazione del ponte di collegamento tra il quartiere S.Anna ed il quartiere Sassonia e conseguentemente con il centro storico di Intra, ha nella Piazza Fratelli Bandiera uno dei nodi maggiormente significativi dal quale diparte la sequenza di piazze che attraversano il centro storico dell’abitato di Intra: Piazza Don Minzioni, Piazza Matteotti, Piazza Castello, Piazza Ranzoni, Piazza S.Rocco ed in posizione dominante la Piazza S.Vittore (la riqualificazione delle piazze Matteotti, Castello, Ranzoni e S.Rocco è stata oggetto di un concorso di idee nel 1998, promosso dalla Triennale di Milano e dalla sezione milanese dell’InArch denominato: “Architetture dello Spazio Pubblico”. Mentre la piazza S.Vittore sarà riqualificata come da progetto vincitore di un’ulteriore concorso di idee svoltosi nel 2006).

Particolarmente significativo risulta il sistema degli spazi pubblici rappresentato dalla sequenza ed articolazione di piazze presenti anche negli altri abitati, di aree verdi e dal percorso lineare di collegamento tra gli abitati di Intra, Pallanza e Suna lungo la sponda del Lago Maggiore; all’interno di questo sistema si trovano i principali servizi sia pubblici che privati.

La struttura territoriale di particolare valore è rappresentata proprio dal percorso a lago lungo il quale è ricca ed evidente la sequenza di ville principalmente risalenti alla seconda metà del XIX secolo con i rispettivi parchi e giardini; la presenza del promontorio della Castagnola; il giardino botanico di Villa Taranto; il porto turistico; il parco di Villa Maioni con l’area dell’Arena civica; Piazzale Flaim con lo scalo della Navigazione Lago Maggiore; sistema lineare sul quale si innesta l’asta fluviale del Torrente S.Bernardino.

Un sistema come detto particolarmente ricco ed articolato sul quale, oltre alla presenza di estese aree pedonali, progressivamente si va dispiegando una rete di piste ciclabili e di parcheggi di interscambio.

Cenni storici (formato PDF)
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